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I Racconti di Anacleto
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I Francesi chiamano il mare “la mer”, la madre la chiamano “la mère”.Non è una semplice assonanza.
Il mare è il più pericoloso degli elementi, gli insegnò la madre, da rifuggire come il peccato. Il mare è il peccato. Al mare, in spiaggia, ci sono le donne …nude (immaginatevi, quelle di …sessant’anni fa). Per cui la madre, anche d’estate, non portava mai Billo al mare, ma solo in montagna, più pura perché vicino al cielo.
Il mare (e le donne), Billo adolescente, le dovette andare furtivamente a scoprire, sobbarcandosi lunghe e solitarie fughe in bicicletta dalla lontana campagna dove rimase confinato dalla nascita.
Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti… e Billo ne ha cambiate molte di barche (a vela) ,ha varcato gli oceani ed affrontato i quattro venti ed i quattro mari ed ora sa quasi nuotare. Si può dire che viva in barca , della barca e per la barca.
La barca è la sua culla e la sua alcova, la madre e l’amante. Ora il mare, per lui come per noi Italiani, è di genere maschile, quindi è diventato il Padre Oceano.
Su questi temi sono stati scritti fiumi, che dico, mari di inchiostro. Che noi siamo nati in ambiente liquido nel grembo materno, che noi stessi siamo fatti per l’ottanta per cento di acqua, che la terra emersa rappresenta il dieci percento rispetto alla vastità dei mari su cui galleggiamo e via dicendo.
Sarà per questo che anche Billo ha capito, in età più che matura, che vivere in barca è un’esperienza vitale perché globale. La barca, per inteso quella a vela, è un mondo che ti fa vivere le più forti esperienze umane.
Quello della barca è un micro-cosmo in cui la coabitazione forzata in quattro metri quadri costringe gli ospiti alla dilatazione, esaltazione talvolta esasperazione di semplici problemi di vita e di coesistenza. Ti costringe, in una coatta e ristretta coabitazione, ad affrontare l’emergenza più perigliosa legata alla furia degli elementi e dei sentimenti, come pure, più semplicemente, i bisogni più primordiali connessi ad una quotidiana sopravvivenza.
Ed è sempre un'avventura nuova: la navigazione è comunque un'incognita che può nascondere l'insidia dell'imprevedibile, sia sul versante della situazione meteorologica come pure (e forse ancor più) sul versante del cangiante ed instabile umore del genere umano.
A quante sofferenze (anche sul conto bancario) ti espone la tua folle passione per la barca! Per la barca a motore forse …l’esposizione maggiore è quella bancaria , per la barca a vela invece l’esposizione maggiore è su un piano più nobile, quello ideale e sentimentale.
E’ risaputo che la vela è sofferenza perchè la vela va piano e molte volte non…va. Il velista è sempre alla ricerca spasmodica di quei pochi minuti di estasi in cui la veleggiata ti riscatta delle ore e giorni di smotorate e di attesa del vento cioè di sofferenza appunto.
Nonostante questo il velista continua a di-spiegare le vele al vento, anche quando … “spiegando” le vele al vento, il vento… non lo capisce.
Anacleto (velanchio.it)
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T'insegnano che la vela della tua barca funziona come l'ala di un aereo,
Per chiarirmi il concetto ho voluto provare l'aereo più velico, l'aliante.
Vorrei prendere il brevetto di pilota, ma so che, per gli acciacchi dell'età, non supererei quel rigoroso esame medico che superai a vent'anni per diventare Ufficiale dell'Aereonautica.
Comunque continuo a volare in aliante con un istruttore.
È sempre un'esperienza esaltante che consiglio vivamente agli amici velisti.
Con l'aliante sei veramente in balia del vento ...che ti devi andare a cercare per la tua sicurezza e la tua gioia.
Ma , incredibile, il vento per un aliante è un fatto secondario, molto meno importante che per le nostre barche .
Per un aliante più importante del vento sono le "termiche" che forse noi velisti di barche trascuriamo.
Essenziale per un pilota di aliante è la conoscenza della meteorologia , soprattutto la conoscenza delle nuvole ( dei cumuli).
Anche qua noi siamo carenti ( almeno io lo sono in modo vergognoso).
In sostanza, abbiamo solo da imparare dai fratelli o cugini del volo a vela.
In un manuale disegnato ( Piedemarino di Giulio Stagni Edizioni Bolina), una delle prime vignette riportate, è un ' immagine,appunto, di un aliante che "vola" con un'ala immersa nell'acqua ( "ala " che noi chiamiamo chiglia).
Riporto in calce l'immagine citata.
Comunque, consoliamoci, ho conosciuti piloti di Jumbo che, una volta dismesso la professione, vanno spesso e volentieri in barca a vela.
Anacleto (velanchio.it)
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Partire
significa poi,magicamente,fare 30.000miglia ,cioè il giro del mondo a vela,attraverso i tre
capi , i quattro mari.Chi non ha letto niente delle imprese di questi temerari
? Chi non ha sognato di emularli ?
Ed è così che a fine stagione noi ,velisti della domenica, dopo le nostre
piccole regate e/o piccole crociere
estive, ci confrontiamo con chi la scelta
di partire l' ha fatta realmente , non solo in senso figurato.
Non è un caso che il nostro Club abbia recentemente organizzate
due belle serate con due navigatori around the world ,Rodolfo Ridolfi e Marco Nannini, Velista dell'anno 2012.
Due
uomini , due marinai, due eroi , ambedue han fatto una scelta disperata anche
se esaltante, ambedue con la stessa motivazione
ideale ,realizzata però in modo diametralmente
opposta.
Rodolfo
parte all'avventura praticamente da solo senza alcuna organizzazione,
concedendosi anche lunghe soste a terra e ritorni in patria con l'aereo.
Marco
preferisce confrontarsi agonisticamente con altre barche ed altri equipaggi ,
nell'ambito di una classica regata d'altura (la Global Ocean Race del
2011/2012).
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Sempre
alla ricerca dell'equipaggio ideale, vi propongo qualche riflessione su alcuni
equipaggi... critici avuti in passato.
I
peggiori candidati, l'ho già ricordato, sono gli adulatori
ed aspiranti emulatori.
A pari
merito, in questa lista nera, i colleghi armatori ( magari di barca più piccola della mia).Pur prodighi di apprezzamenti nei
nostri riguardi ( nei miei personali e nei confronti della mia barca), iniziano
subito con i " confronti" : ma
la loro barca di qui e la loro barca di là .Inoltre, ti vogliono
insegnare il mestiere, " ma io invece
farei così..", in un processo di
identificazione e proiezione senza fine.
Ho avuto
per lo più amici esperti che hanno collaborato sia nella conduzione della barca che nella
gestione dell'equipaggio.
In questa
occasione volevo però rievocare alcuni pochi
episodi negativi, che si contano sulle punte delle dita, ma che non voglio
nascondere.
Credo
d'avere più di quattrocento
"adepti", persone che so essere disponibili ad un imbarco "alla
pari". Ma io di mia iniziativa non cerco mai nessuno di persona.Attendo
che, inizio anno , si facciano vivi loro e che rinnovino la loro disponibilità Solo dopo concordo il periodo in cui possono venire.
Questo
perché mi sono convinto della
necessità di chiarire subito qual'è
il " rapporto contrattuale" tra chi imbarca e chi viene imbarcato. Si
deve trattare cioè di un "dare ed
avere", veramente " alla
pari" : tu fai un piacere a me nel darmi una mano nella conduzione
della barca, ed io faccio un piacere a te nell'offrirti un imbarco praticamente
"gratis", per un trasferimento ma anche per una tranquilla crociera.
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GENOVA
(il Salone Nautico ) PIÙ' POVERA, GENOVA PIÙ RICCA ?
Viva la
crisi, mi verrebbe quasi da dire, se non fosse per quel gran strizione che
campeggiava sulle barche esposte: "Ventimila disoccupati".
Ma a
farla da padrona, quest'anno finalmente , complice la crisi, é La Vela, non più i ferri da stiro.
Già subito nel piazzale d'ingresso , al posto dello stand un
tempo riservato al più quotato cantiere di barche a
motore, quest'anno c'era una grande piscina con gli Optimis spinti da grossi
ventilatori e , più avanti le derive che han
partecipato ( con non grande fortuna) alle ultime Olimpiadi.
Nel
bacino del porto la Federvela organizzava per i visitatori del Salone degli
imbarchi promozionali con le ultime
derive in dotazione delle Scuole di vela.
Insomma
ho avuto l'impressione che altra aria si respirasse quest'anno, aria di crisi
economica certo, ma anche un ritorno a quella che un tempo veniva chiamata, con
una certa sufficienza, La Nautica Minore.
Nemmeno
più mega yachts a vela, bensì qualche Signora del mare ( velieri d'epoca in legno).
Genova
simile a Parigi, dove la Nautica da sempre significa solo (quasi) Vela, con
poche barche a motore, molte derive e cabinati a vela solo fino ai 50 piedi.
Il mio
acquisto : un potabilizzatore a raggi UV dell'acqua che già mi produco, dal mare, con il desalinatore .
Ma ero
partito con l'intenzione di rinnovare la strumentazione per la navigazione con
gli ultimi gingilli tecnologici.
Ho
preferito ripiegare in qualcosa di più ecologico ed economico che
aumentasse la mia autosufficienza e l'indipendenza dalle lussuose Marine.
Noi
velisti culliamo sempre la fantasia di stare sempre ...al largo dalle coste e
dalle città, in una meditata e
perenne fuga dalla civiltà.
Anacleto
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VIVA La Croazia ed i Croati
Devo ammetterlo, mi mancano i Greci.
Per gli ultimi 10 anni e più , la Grecia è stata la mia meta preferita, com'è pure preferita la reciproca dimostrata simpatia e benevolenza dei Greci nei confronti di noi italiani/ latini.
Ma devono essersi offesi, i Greci, perchè ho chiesto di dismettere la loro bandiera dalla mia barca. Non mi vogliono lasciar andare ( la pratica bloccata ad Atene da oltre 8 mesi).
Perciò ho dovuto quest'anno ridurre i tempi ( solo due mesi) ed il raggio d'azione della mia navigazione.
"Condanato" a rimanere in Croazia , come quando, da lavoratore dipendente, dovevo limitarmi ad una ventina di giorni di crociera all'anno.
Eppure questa limitazione è stata provvidenziale ( come ho accennato nella precedente new),mi ha permesso di riscoprire la nuova Croazia ed i nuovi Croati.
Il " mare nostrum" , almeno per noi del versante Adriatico , è veramente la Croazia .Nonostante i Croati, avrei detto,in altri,tempi, ma credo,in virtù anche dei Croati direi adesso.
Senza nostalgie per un passato più " nostro" , Veneziano o Romano, la costa e le isole Croate, han saputo mantenere nei tempi ,un rispetto alla natura che noi Italiani palazzinari non saremmo riusciti a garantire.
Sono ora a Zara e sono in attesa dell'ultimo equipaggio, tutto familiare,che mi riporta a Sistiana .
Forse mi mancano anche le migliaia di miglia che percorrevo gli anni passati , ma mi sento più soddisfatto , più maturo ( ed anziano) per aver centellinato le poche miglia di quest'anno alla riscoperta delle centinaia di baie perdute, ed al piacere di navigare anche con due nodi di vento ( che diventano, miracolo, 4 nodi di velocità con il Gennaker di 200 metri quadri)
Devono averlo capito anche i pochi e selezionatissimi compagni di viaggio che non volevano più raggiungere le solite rinomate località , ma al contrario quelle più nascoste e sconosciute.L'armonia e la sintonia a bordo ne ha beneficiato, tanto che ho visto tutti andarsene più felici nell' aver compreso e partecipato alla mia nuova filosofia di navigazione: la permanenza a bordo è stata obbligatoriamente di almeno quindici giorni, conosciuto era solo il porto d'imbarco, sconosciuta la rotta in questi 15 gg.( in balia,delle bizze del,vento, del tempo e dell'umore del comandante).
Molto incerta la destinazione finale, cioè il porto di sbarco, che si veniva a conoscere " in itinere" solo qualche giorno prima.
Folle il mio progetto? Forse. Ma meno di quello consistente nel costringersi,come negli anni passati, a macinare migliaia e migliaia di miglia in un ' incessante ed incalzante rincorsa del tempo perduto.
Cordialmente
Anacleto
(velanchio.it)
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Avevo
promesso che quest'anno si cambiava,
Dovevo
riuscire ad andare a vela per più della metà delle miglia percorse . Obiettivo fin'ora raggiunto.
Nonostante la presenza a bordo di amici vincolati dal " dalle alle" e
quindi l'impegno di compiere un itinerario prefissato , è stato sufficiente ridurre drasticamente la tratta
programmata.
Sono
partito con due mesi di tardo rispetto gli anni precedenti, per la rinuncia di
arrivare fino in Grecia e limitarmi alla Croazia e questo mi ha permesso di riscoprire
la costa orientale dell'Adriatico.Dopo quarant'anni che la percorrevo
velocemente e distrattamente ,in trasferimento verso i mari del sud, l'ho potuta apprezzare veramente, riscoprire
o scoprire del tutto baie incantevoli prima sconosciute, addirittura ricredermi
del carattere scostante dei Croati ( anni fa in una rivista ebbi a scrivere una
valutazione un po' pesante nei loro confronti " la Croazia sarebbe un
paradiso terrestre, senza i Croati" ) .
No,
anche loro sono diventati civili e cortesi ( salvo eccezioni). Il personale
delle Capitanerie di Porto e della Polizia , mi sembra veramente cambiato , più giovane e ...femminile.
È un anno di cambiamento e di
transizione.Sto cambiando anche bandiera alla mia barca. Ho chiesto la
dismissione da quella greca,la pratica è in corso (?) da più di otto mesi...
Poi
sono diventato rigorosissimo nella scelta degli amici- ospiti, tutti voluti
conoscere prima.Ho scartato a priori tutti coloro che si profferivano in lodi
sperticate,sulla mia barca ,sulla mia filosofia di vita e di vela e che dichiaravano apertamente di volermi emulare.
I più pericolosi e sospetti sono
coloro che si introducono così ; "Voglio come te cambiar vita, voglio anch'io avere un
anno sabbatico" .E magari sono giovani di 20 o 30 anni. Un tempo avevo un
bel d'affare nello spiegare loro che io, questo lusso di libertà, me lo ero guadagnato dopo quarant'anni di lavoro
logorante ( tra i matti del manicomio) e che non avevo nessuna intenzione di
continuare la mia professione anche in barca.
Ora
non mi dilungo più in discorsi didascalici, ma
mi limito, per scoraggiarli ed escluderli, a fidarmi del mio occhio e
soprattutto del mio orecchio clinico.
Il
risultato non è tardato ad arrivare.
Fin'ora perfetta armonia a bordo, anche se
sorprese possono essere sempre in agguato.
Avrei
un campionario molto vasto di episodi e di personaggi non sempre
esilaranti da raccontarvi.Prima o dopo
lo farò , magari a puntate.
Cordialmente
Anacleto
( velanchio.it)
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Mi sono ricreduto sui catamarani.
Visti in TV alle regate di Napoli mi sembravano dei ragni saltellanti che avrebbero dato spettacolo solo guando si ribaltavano.
A Venezia invece , visti da pochi metri (dalle rive in laguna e dalla diga al Lido, meglio che dalla barca) mi son parsi, simpaticamente, come grandi derive (il timoniere con una mano teneva il timone con l’altra la scotta della randa) quasi alla nostra portata.
L’operazione di portare la vela d’elite a livello popolare è certamente riuscita anche se noi , amanti dei monoscafi e delle nostre esaltanti andature di bolina stretta, continueremo a guardare i pluriscafi con diffidenza e…sufficienza.
Chi ci ha guardato ed… ispezionato con sospetto(noi …poveri spettatori con le nostre …povere barche da diporto) è stata la Finanza. I controlli fatti in quest’occasione sono stati 135. E’ la notizia di questi giorni.
Naturalmente io e la mia barca siamo stati tra questi fortunati.
Ormai sono un “abituè” a questi incontri che , devo ammettere, avvengono sempre in un clima di grande cortesia e si concludono quasi con le scuse delle Forze Gialle nei miei confronti.
La prima volta , quarant’anni fa, fui il fortunato sorteggiato per il redditometro di allora. Oltre alle scuse , tra il serio ed il faceto, mi fecero vergognare ad avere solo una barchetta a vela di soli 6 metri ed ottanta (“Dottore lei si potrebbe permettere una barca di venti metri”).
In mare, regolarmente vengo fermato , sempre e soltanto dalla Guardia di Finanza, in quelle poche occasioni in cui lambisco le coste Italiane.
Capisco (e non giustifico) gli armatori che non vivono con altrettanta tranquillità questo confronto ravvicinato.
Devo anzi ringraziarli (soprattutto i motonauti) perché, essendo fuggiti in massa dai marina italiani dopo la tassa Monti sulle imbarcazioni, mi hanno lasciato libero l’ormeggio in un marina di Venezia da cui ho potuto presenziare,da una posizione privilegiata, all’esibizione dei …ragni volanti.
Anacleto (velanchio.it)
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I racconti di Anacleto
La barca è la mia amante più fedele.
La barca è una culla ed un'alcova, cioè una madre ed un'amante, ma è comunque femmina e, in quanto tale,talora vendicativa.
L'ho sperimentai già con la mia prima amante-barca, la Paloma. Al mio primo pensiero manifesto di venderla, si è autoaffondata nel suo ormeggio abituale (con la complicità di un maldestro installatore di pompa di sentina autoaddescante , montata senza valvola di non ritorno sul tubo d'uscita). Non appena consegnata all'acquirente mi ha creata una rogna burocratica con possibili esiti anche penali ( con la complicità di un infido e spocchioso notaio che prima mi ha assicurato la piena legittimità dell'atto,la vendita era ad uno straniero,ma che poi, si è rifiutato a porre rimedio ad un suo errore,anzi ha declinato ogni sua responsabilità ...formale).
La seconda barca,la columbia,appena venduta non si è suicidata ma è entrata in depressione.Complice la leggerezza del nuovo proprietario, si è lasciata andare.Rivista un mese dopo era impresentabile per abbandono e disinteresse.E' stata subito rivenduta, l'ho rivista qualche anno dopo in mano ancora ad un croato che le ha rifatto però i connotati.Ho stentato a riconoscerla.
La terza (Dream 3), prima di venderla l'ho completamente restaurata( riverniciati gli interni,ridipinta l'opera morta,rifatto il trattamento preventivo anti osmosi all'opera viva,revisionato il motore entrobordo ecc.).
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Solo due i marinai che non sono mai andati a scogli, uno non e' mai uscito dal porto, l'altro e' un grande bugiardo.
Non essendo nè l' uno nè l'altro, lo ammetto, anch'io ho avuto l'esperienza di un incontro-scontro con gli scogli. Non me li sono mai andati a cercare resecando la costa, ma la possibilità esiste quando si atterra in un porto sconosciuto.
E così è stato, uscendo da una insenatura dell' isola greca di Patmos.
Normalmente, prima di riprendere la navigazione, dopo una sosta in un porto od in una baia , imposto la rotta sul GPS che mi indica , con la funzione "go to", l'itinerario compatibile con il pescaggio della barca. Quella volta non lo feci perché dovevo semplicemente spostarmi ad un'isola di fronte, a sole 10 mg. E , colpevolmente, non consultai nemmeno la cartografia tradizionale.
E fui punito. All'uscita dall'insenatura, quando ormai eravamo in zona aperta e quindi apparentemente fuori pericolo sentimmo una botta spaventosa sotto la chiglia .
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