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Lo YCP-EVVIVA in Patagonia PDF Stampa E-mail
Saturday 23 January 2010

BUENOS AIRES    CAPO HORN 

Qualche riga per trasmettervi le emozioni ed impressioni che Rossella (Pironti) e la sottoscritta Cristina (Luxardo) hanno raccolto con gli occhi e con il cuore dopo aver scorazzato per venti giorni per la Patagonia Argentina e Cilena.

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Vi domanderete: ma cosa interessa a noi tutto questo? Non è argomento di vela, questo è il sito dello Yacht Club di Padova! Appunto. Siamo partite con lo stesso coraggio ed entusiasmo con cui saliamo su "Evviva" con il nostro equipaggio, abbiamo portato oltreoceano i colori dello YCP, della Coppamerica e di "Evviva" (sponsor "Metheos Informatica" compreso!): le nostre felpe e giubbini hanno perfino attirato l'occhio della nazionale italiana di rugby, in aereo con noi, e della nazionale di rugby dell'Isola di Tonga nostri vicini di gate per l'imbarco in aeroporto.

Da buone veliste siamo arrivate fino ad Ushuaia in terra de Fuoco e dal Canale di Beagle abbiamo guardato Capo Horn con un po' di commozione!

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Sfidato a gran coraggio le nevicate padane del 22 Dicembre (credetemi è stata durissima!) siamo decollate da Roma per entrare a tutta velocità nel turbine di Buenos Aires: 32 gradi, 12 milioni di abitanti (la città è grande come tutta la nostra Lombardia), il traffico, lo smog, i cortei in memoria dei desaparecidos, lo stadio della Bomboneira, i sosia di Maradona che ti chiedono di fare la foto, Evita Peron ed i suoi sostenitori, i borseggiatori, il tango suonato e ballato ovunque ci ha subito rapite e frastornate piacevolmente per poche ore giusto il tempo di attendere il volo successivo per la Penisola di Valdès a sud della metropoli.

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Qui abbiamo trovato cielo, vento, tanta luce (vi ricordo che fino alle 23.00 c'è luce piena) e tanti animali: abbiamo camminato tra i pinguini nelle Pinguinere più famose al mondo, osservato i leoni e gli elefanti marini sonnecchiare sulla spiaggia, scovato tra i cespugli gli armadilli e le lepri, rincorso con i gommoni i delfini bianchi con la pinna nera. Solo le balene ci hanno tradite, oramai partite per l'Antartide per nutrirsi. Ma tutta la natura che abbiamo vissuto è stata abbastanza generosa per farci provare una sensazione di armonia e parità con gli animali senza sentirci "l'ospite che disturba".

Presto è ora di un altro volo ci spostiamo più a sud nel cuore della Cordigliera delle Ande: El Calafate ed El Chaltèn ci attendono. Qui è terra di spettacolari vette granitiche che fanno parte della storia dell'alpinismo italiano: Il Fitz Roy (Foto) e il Cerro Torre. 8 gradi, trekking di media 6/8 ore per arrivare in vetta dove ci attendeva sempre l'acqua sotto forma di ghiacciai e laghi turchini. Gli animali hanno lasciato il posto a verdi e selvaggi boschi stregati, a ghiacciai e cascate sorvegliate dall'alto solo dai condor. Qui è la terra dei ghiacciai e degli iceberg, che rappresentano le riserve d'acqua più grandi della terra: il Perito Moreno, lo Spegazzini, la Baia Onelli e del Viedma. Ce li siamo visti e gustati da ogni angolo: in barca siamo scesi fin sotto il fronte, con i ramponi ci abbiamo camminato sopra scovando i crepacci più blu, dalla sponda abbiamo ammirato le "ropturas" del ghiacciaio ossia lo sbriciolamento del fronte dovuto all'avanzamento del ghiaccaio: abbiamo sussultato di fronte a blocchi di ghiaccio della grandezza di un palazzo di sei piani crollare davanti ai nostri occhi con un rumore assordante. Insomma qui abbiamo sentito la violenza e la potenza della natura. Qui è anche la terra delle "estancias", enormi fattorie alcune storiche e leggendarie (quelle che ospitarono i banditi più famosi come Butch Cassidy, Sundance Kid

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in fuga verso il Cile dopo i furti alle banche di Buenos Aires) qui ci siamo state per mangiare una gustosa  empanadas" di carne (una sorta di sandwich di pollo) e le più recenti e note di Sylvester Stallone e Ted Turner, qui non ci siamo state.

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Ma la natura al di là delle Ande, sul versante del Pacifico, è più verde! Non è possibile perderci le vallate verdi del Cile e del Parco Nazionale delle Torri del Paine; chiudiamo la valigia e via in direzione della frontiera. Qui in Cile piove sempre e pertanto la vegetazione è rigogliosa e verde, le montagne sono Blu, credetemi sembra un paesaggio da fiaba. Il nostro trekking è stato accompagnato da una carovana di gauchos per la gioia e l'emozione di Rossella!  Intorno alle montagne vallate di laghi turchesi ove si riescono a vedere i fenicotteri rosa, tanti guanachi (la lana più prestigiosa e calda la fanno loro!!!) cavalli selvaggi e pecore al pascolo appartenenti a grosse estancias. Qui abbiamo festeggiato capodanno mangiando lomo e cordero asado (manzo e agnello alla griglia) e bevendo corposo vino tinto cileno a ritmo di musica sud americana

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Basta Cile bisogna ripartire e stavolta abbiamo un solo giorno per raggiungere Ushuaia: 700 km in pullmino su pista sterrata con l'ansia di perdere il traghetto giornaliero dello stretto di Magellano. Dovete sapere che i traghetti sono solo tre al giorno e vige la regola che per primi salgono i mezzi cileni, poi se il mare è grosso i soli mezzi che trasportano infiammabili, e poi la gente normale di altre nazionalità come noi: chi non trova posto resta a terra e deve attendere il giorno dopo per attraversare. Come volevasi dimostrare ci siamo trovati sulla banchina con 45 nodi di vento, in fila avanti a noi due camion rimorchio cileni ed un'autocisterna di gasolio.... Ma abbiamo attraversato! Si ce l'abbiamo fatta anche se con l'adrenalina a fior di pelle, mare grosso, e attracco senza ormeggi (il traghetto rimane accostato alla banchina con la sola forza delle eliche del motore). Fortunatamente ci siamo fatte distrarre ed abbiamo familiarizzato con un simpatico branco di motociclisti brasiliani che in Harley Davidson si stavano facendo Santa Catarina (a sud di Rio) - Capo Horn... veramente abbiamo noi distratto loro!... piaceri del viaggio.

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Ushuaia! Finalmente siamo alla Fin del Mundo! 1.000 km dall'Antartide, 17.800 km dall'Alaska, 13.651 Km da Roma ... accidenti che impressione vedere i cartelli: "Fin de la ruta" "Fine della strada". Qui si respira aria di pionieri e di confine, è come se tutto quello che si muove intorno al mondo arrivasse poi qui come in un grande setaccio: la base dell'Armada Argentina con le navi da guerra ricorda i tempi della guerra delle Isole Malvine (guai chiamarle Falkland da queste parti!), poco più in là pronte a salpare per l'Antartide grosse navi da crociera, ancora più in là l'enorme porto commerciale pieno di containers in partenza, i grossi tubi degli oleodotti di petrolio arrivano qui e sono pronti a caricare le petroliere, ed in mezzo a tutto questo .... le barche a vela! Eccole piccole, grandi, preferibilmente in alluminio per affrontare i ghiacci. E sullo sfondo le montagne innevate. Abbiamo navigato nel Canale di Beagle e raggiunto il punto del termine della Ruta 3 quella che attraversa la Terra del Fuoco: da qui abbiamo visto le vette di Capo Horn ricoperte di nuvole grigie. Vi confesso non ci si rende mica tanto conto di dove si è in quel momento....tutto è così violento e selvaggio che troppe sono le sensazioni che si ricevono tutte in una volta. Forse mi rendo conto solo ora che sono qui a Padova a scrivere per voi dove veramente sono stata cosa ho rischiato e quanta energia ed emozioni ho ora dentro di me.

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Ho inserito alcune fotografie che colorano le parole che avete appena letto, se poi avete maggiore interesse e curiosità per questa terra oltreoceano fatecelo sapere che organizziamo una serata al Club con proiezione delle nostre fotografie!

Cristina Luxardo

 
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