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DIARIO DI UN VELISTA IN ERBA PDF Stampa E-mail
Thursday 25 February 2010

DATE

18-21/02/10
LUOGO Monfalcone (GO)
BARCA TOD 33
TEAM Sale
EQUIPAGGIO Skipper-timoniere: Roberto Ferro (Strafantod)
  Randista: Nicola Grassetto (Nik)
  Tailer: Francesca Bovo (Checca)
  Tailer: Andrea “MarMau” (Marmau)
  Tailer-infortunato: Alessandro Bagante (Bae)
  Drizzista: Rossella Pironti (Ros)
  Albero: Chiara Volpato (Pan)
  Prodiere: Gianluca Bagante (Jean Tod)
TROFEO WINTER CHALLENGE 2010 - Trofeo banca di Cividale
PIAZZAMENTO 11° posto

Colpo di scena iniziale
Non apriamo la nostra trasferta nel migliore dei modi. La sera del 18/02/10 è segnata dal primo imprevisto: l’infortunio di un tailer. Eh si, il mio caro vecchio fratellone è costretto al ritiro ai box: malauguratamente, durante il trasferimento da Isola a Monfalcone, un’improvvisa straorza (Strafantod ancora oggi, in preda a razionale follia, sostiene di averla volutamente pilotata) causa un’incidente al ginocchio che costringe a cambiare l’assetto dell’equipaggio proprio alla vigilia del week-end di regata.Il fedele Marmau, ci delizia della sua presenza dal giorno successivo per metterci in condizione di regatare. Con qualche perplessità rientramo in clima regata. 

Attesa infinita
Il 19 e il 20 sembrano non passare mai. Infatti, la nostra avventura continua ad essere travagliata, ora a fare le bizze si è messo il tempo con i suoi 30-35 nodi.Il comitato di regata decide giustamente che non è il caso di mandare al macello questi poveri ragazzi che per quanto volenterosi rimangono pur sempre umani. Ros da evidenti segni di cedimento mentre la Checca procede nel suo viaggio (tutto mentale in questo caso) di orgasmica felicità. Nel frattempo, quando è ora di mettersi a tavola tutti gli equipaggi sembrano mostrare grandi capacità tecniche, ai limiti del professionismo. 

Il giorno della verità
E finalmente si arriva al dunque…Mesi di duri ed estenuanti allenamenti (uno ad essere sinceri) da mettere a frutto in un’unica giornata, all’insegna del sole e del caldo…all’inizio.L’estrazione del CDR ci ha assegnato la lettera F, ciò significa che saremo i primi a scendere in acqua…bene, si parte!Raggiungiamo il campo di regata e diligentemente inizia la nostra preparazione, sia psicologica che fisica.È giunta l’ora di mostrare quello che sappiamo fare! E qui scende in campo la parte maschile dell’equipaggio, che prontamente fa appello alla scaramanzia apponendo delicatamente ambo le mani nella zona del basso ventre…tutto aiuta! 

Suona la prima sirena
Il segnale ci avvisa che mancano solo sei minuti al via della nostra avventura. La gola si fa via via più secca. Regna il silenzio, si sente solo il rumore del mare e del vento.

Oggi non siamo disposti a scendere a compromessi e il meteo sembra essere d’accordo con noi, e ripeto oggi, dopo due giorni di attesa, finalmente si regata! Inizia qualche screzio, sedato sul nascere, ma è evidente che tutti siamo tesi, con la consapevolezza che “siamo tutti nella stessa barca!” 

Suona la seconda sirena
Faccio partire il cronometro…5’00”…4’59”…4’58”…Osservo il nostro timoniere. Ha la carica esplosiva di un ragazzino ma l’esperienza maturata in quasi mezzo secolo di vela rassicura tutto l’equipaggio, me per primo. Controlla gli avversari, controlla le nostre posizioni in barca, controlla le regolazioni delle vele, controlla il tempo…”Quanto manca?”… ”Quanto manca?”…… ”Oooohhhh, sveglia! Quanto manca?”. Parla con me, ma sono talmente concentrato che non me ne rendo conto, offuscato dal turbine di emozioni che sto vivendo. L’adrenalina mi scorre nelle vene, stiamo per partire!“Mancano 4’04”!” rispondo finalmente…4’03…4’02…4’01”….È un continuo slalom tra una barca e l’altra, ci si studia vicendevolmente: nel frattempo continuo a segnalare il count-down… 

Suona la terza sirena
Il cronometro segna con perfetto tempismo i 4’00”.Fatico a comprendere la nostra tattica, la mia esperienza non è ancora sufficiente a capire come affronteremo gli altri avversari: come cercheremo di mettere il pulpito della nostra barca davanti a quello di tutte le altre?Strafantod ha le idee chiare…”Lasca quel fiocco…cazza…sventa”. Navighiamo tra le altre barche pronti a cogliere l’occasione giusta per entrare nell’unico spiraglio che ci verrà lasciato. Intanto il tempo scorre inesorabile, noncurante della nostra preoccupazione di tagliare per primi la linea di partenza!E intanto…1’03”…1’02”…1’01”… 

Suona la quarta sirena
Ci resta un solo minuto per giocare le nostre carte.Il silenzio svanisce come per magia. E’ un continuo vociare in tutte le barche, un continuo scambio di informazioni tra tutti i membri dell’equipaggio. Ormai ci siamo, la parola d’ordine è una sola…VIETATO SBAGLIARE!Continuo a scandire il tempo a voce alta, di cinque secondi in cinque secondi. La tensione è palpabile.Prendiamo velocità, lasciamo la barca giuria alla nostra destra, mentre la boa è laggiù in fondo, sulla sinistra; orziamo con mure a dritta, prendiamo angolo e la barca risponde immediatamente con piccole accelerazioni. Ci siamo, siamo pronti alla nostra bolina da urlo!Meno 0’03”…0’02”…0’01”… 

Suona l’ultima sirena
A TUTTA BOLINA!Lasciamo per strada un secondo prima di tagliare la linea di partenza, forse due, ma siamo col gruppone. Il nostro timoniere ha fatto a pieno il suo dovere, partenza perfetta, ora tocca a noi sei non sbagliare.La barca viaggia leggera mentre noi distribuiamo i nostri pesi per farle recuperare anche quel decimo di nodo che non va mai sprecato.“Pronti a virare…VIRO!”. Tutti ci spostiamo alla massima velocità cercando di ridistribuire i pesi nella maniera migliore possibile col solo obbiettivo della massima VMG (che non è una malattia, ma la massima velocità della barca per raggiungere la boa nel minor tempo possibile, da non confondere con la massima velocità della barca in assoluto).Passiamo su mure a sinistra e la nostra scia si allontana da quelle lasciate dalle altre barche. Scegliamo il campo di gara sulla destra, solo noi, scelta azzardata perché qualsiasi scherzo da parte del vento potrebbe sì farci iniziare il lato di poppa per primi, ma nel caso più sfortunato, anche ultimi.Il vento sembra girare a destra…Oddio, siamo primi, INCREDIBILE! Anche il nostro timoniere non ci crede e per un momento sembra tornare ad essere umano facendo trasparire una leggera emozione (“Tosi, deme e pastije pal core!” le testuali parole)…ahimè però, subito svanisce quest’effimero entusiasmo: infatti, puntuale come un’orologio svizzero, la legge di Murphy ci ricorda che in questi casi le probabilità di fare la scelta giusta non sono proprio del 50%...salto a sinistra, altro salto a sinistra e la nostra boa si fa sempre più lontana. Tradotto nella maniera più semplice vuol dire che siamo mestamente ultimi! 

Boa di bolina
Siamo ormai a pochi metri, è il mio momento. Non bisogna farsi prendere dallo sconforto, in fondo è solo il primo lato…Volo a prua strisciando come un verme per non fare resistenza all’aria che ci soffia contro. Controllo che tutto sia armato correttamente facendo partire nel mio cervello il programma software con licenza freeware “self-test armamento gennaker” che si articola nei seguenti punti:

1)    Scotte gennaker passate esterne alla battagliola, davanti allo strallo di prua, annodate alla bugna (contrassegnata dalla sigla inglese CLEW) con gasse d’amante

2)    Mura gennaker passata alla sinistra dello strallo di prua, sopra il cordino fissato sul pulpito, sopra le scotte gennaker, fissata con gassa d’amante in corrispondenza della dicitura TACK

3)    Drizza gennaker, slegare da sartia bassa di sinistra, libera da crocette e sartiame dell’albero, esterna alla sinistra delle scotte fiocco, fissata con jib sul penna (HEAD)

4)    Aprire il tambuccio per fare uscire la vela e controllare che sotto coperta non sia incastrata sulle cime dell’out del bompresso o sulla mura

5)    Accompagnare la mura all’esterno della battagliola ricordando al drizzista di cazzarla a segno una volta fuori tutto il bompresso

6)    Prendere inferitura con la mano destra e filare durante l’issata

7)    Urlare “BOMPRESSO” a vela ad altezza crocette alte e “TESTA” una volta che la penna ha raggiunto la testa dell’albero

8)    Ed ultimo, ma non meno importante, fare una preghiera per prevenire qualsiasi attacco diabetico…vale a dire: “Signore, fa che non si incaramelli la vela!” 

Lato di poppa
L’issata non crea problemi, la manovra viene eseguita correttamente…o è fortuna o gli allenamenti a qualcosa sono serviti!Mi fermo una frazione di secondo ad aspettare un segnale inconfondibile…POF! Eccolo, il gennaker emette quel suono così soave alle mie orecchie che sembra quasi un attestato di stima nei miei confronti.Velocemente avvolgo il fiocco a prua, mentre in pozzetto ci concentriamo per scendere a tutta velocità verso la boa di poppa: dobbiamo crederci, possiamo recuperare!“Pronti a strambare! 3…2…1…Strambo!”. Corro a prua, afferro le scotte e cerco di farle correre alla massima velocità…vai vai vai! Afferro la controscotta e corro fino alle sartie, cambio mano, corro ancora oltre di esse (Mio Dio, 120 mq di gennaker sono più grandi di un appartamento! Chissà cosa pagherebbero di ICI i Tod se non avessero eliminato la tassa…) e mi lascio andare con tutto il peso tirando a me la scotta.Subito tendo l’orecchio in attesa della solita rassicurazione che…POF!...arriva puntuale, fortunatamente.Un’andatura strepitosa e un pizzico di fortuna nei salti di vento ci restituiscono incredibilmente alla boa di partenza (che ora prende il nome di boa di poppa) in quarta posizione, col terzo posto nel mirino che assolutamente non bisogna lasciarsi scappare. 

Boa di poppa
Sta lì, diligentemente immobile in bella vista, mentre noi siamo quasi pronti all’ammainata.Svolgo il fiocco e lo issiamo immediatamente. Mi infilo sotto di esso per un’ammainata sopravento. Africana praticamente perfetta (chiamata anche cinese, o qualsiasi altra nazionalità va bene purchè la manovra sia bene eseguita): per la cronaca, strambata in boa con gennaker che si accocola sul fiocco mentre io e la bella presenza della mia cognatina al mio fianco tiriamo giù la vela a grandi bracciate. Fatto!Distribuzione pesi pressochè immediata per una bolina con i controfiocchi (in questo caso non centrano le vele!).Nel frattempo vado giù in “castigo”, sotto coperta, a filare quei famosi 120 mq di tela, mentre scopro con grande stupore che abbiamo agguantato anche il terzo posto. Grandi! ArrivoA poche lunghezze, ma sembra non arrivare mai!Non ci siamo dimenticati un lato di poppa, ma è la giuria che ha pensato di ridurre il percorso viste le condizioni meteo.Ahimè però questi continui salti di vento aiutano chi ha scelto il lato sinistro mentre noi ci troviamo al centro…e chi ti spunta? EVVIVA!Sì, purtroppo lasciamo incredibilmente il terzo posto ai nostri amici (ora non più quanto prima) ad un paio di metri dal traguardo, ma in questo caso avremmo volentieri evitato qualsiasi gesto di altruismo…pazienza, come sempre conviene vedere il lato positivo della cosa: abbiamo chiuso la nostra regata in credito con la fortuna. Siamo pronti a monetizzarlo alla prossima occasione, si spera…per ora i fatti parlano chiaro: quarto posto. 

Nel frattempo sulla barca isola…
C’è chi ha un credito ancora più grande del nostro con la dea bendata. Qualcuno che avrebbe dovuto essere con noi, ma non c’è…qualcuno che lo avrebbe meritato, ma non gli è stato concesso…qualcuno che comunque riesce a regalarci e regalarsi un sorriso e in pieno fair play, come un gran velista che si rispetti, si complimenta col suo equipaggio che non ha sfigurato, ma allo stesso tempo avrebbe potuto far meglio di quanto mostrato. 

La competizione volge al termine…
Altre due regate raccogliendo due quinti posti relegano il nostro equipaggio all’11° posto assoluto, il penultimo.Una serie di sfortunati eventi uniti alla mancanza di esperienza ci mette forse nella giusta posizione per le forze dimostrate sul campo…di certo nella classifica della determinazione non siamo secondi a nessuno, pertanto saremo pronti a rilanciare la nostra sfida il prossimo anno, sempre come outsiders ma con ancor più ambizione! 

I complimenti, non possono mancare
Il nostro equipaggio amico, EVVIVA, si afferma con un perentorio 3° posto assoluto (un 3°, un 4° e un 2° posto il ruolino di marcia in sequenza nelle 3 batterie). L’affiatamento di un equipaggio collaudato si mostra arma vincente anche nella vela e il risultato ottenuto ne è testimone. Onore ai nostri amici che raccolgono un trofeo strameritato...e grazie a loro il nostro YCP arricchisce la sua bacheca di una coppa da un significato particolare, una coppa che sento un po’ anche nostra, per quei famosi due metri al traguardo, ma soprattutto per le grandi emozioni che ci ricorda. 

Conclusione
Alla fine si tirano le somme…un’esperienza indimenticabile, da ripetere assolutamente!Ho maturato un’esperienza che da autodidatta mi avrebbe richiesto mesi o anni, ho imparato a far parte di un gruppo specializzandomi in un determinato ruolo (prodiere), ho imparato ad essere più umile ancora di quanto non sia già, capendo che per arrivare in alto ci vuole sacrificio, capacità di ascoltare chi ne sa di più e soprattutto tanta buona volontà!

Ora ho un nome di battaglia…Jean Tod! Non fa paura, spero almeno che regali un piccolo sorriso a chi ne coglie l’etimologia. 

Alla prossima avventura!

Con affetto.
 
Il Presidente ad onoris causa YCP

Jean Tod

 
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